Il mio guilty pleasure.
Le domande che ho sempre voluto fare.
I commenti sussurrati a voce troppo alta, un sorso dopo l’altro.
Il coraggio che ho scoperto di avere la prima volta che ho detto “no”.
E anche la prima in cui sono riuscit* a lasciarmi andare. 

Le parole taboo. I corpi svelati. Le canzoni cantate al vento. Il caldo di un abbraccio. La mente che ronza. I piedi che s’impuntano. Uno sguardo aperto sui mondi possibili. 

FLUSSE
di idee
d’identità 
di immaginari.

Ci siamo dentro sempre, ci incontriamo ogni 28 giorni. A volte 29, perché nessun* ce l'ha regolare.

Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno di Fondazione Monte di Pietà

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