tutti nella stessa barca

Tutti i martedì di giugno, il bel giardino di Porto Burci si trasforma in un cinema all’aperto, ospitando la rassegna di una selezione di tre documentari e un film che trattano temi attualissimi come le migrazioni, l’acqua, il cibo e la diversità. I film provengono dall’ultima edizione del festival “TuttiNelloStessoPiatto” di Trento e Rovereto e approdano per la prima volta a Vicenza grazie al contributo della Regione Veneto all’interno del programma “Veneto Equo” e alla collaborazione tra Unicomondo, Arci Servizio Civile, Legambiente e Circolo Cosmos.
Il filo rosso che collega queste quattro pellicole è la consapevolezza che le risorse, cibo, acqua, terra, sono un patrimonio mondiale e di cui, tutti noi, dobbiamo prendercene cura prima che sia troppo tardi.  Uno sguardo critico ai processi di globalizzazione che hanno investito la nostra società senza darci il tempo di riflettere e trovare soluzioni eque e sostenibili. I film sono in lingua originale e sottotitolati in italiano.
Un festival per non distogliere mai più lo sguardo. Immigrazione, cambiamenti climatici, sfruttamento dell’ambiente e nuove schiavitù, sono tra le questioni salienti che “Tutti Nello Stesso Piatto” tratta attraverso la visione di pellicole selezionate, proiezioni di reportage fotografici, incontri e dibattiti con registi, fotoreporter, scienziati e protagonisti dell’impegno per il rispetto della dignità umana nel senso più ampio del termine.

TAMBIÉN LA LLUVIA, Icíar Bollaín, 2010

Sebastián e Costa – rispettivamente regista e produttore esecutivo – arrivano a Cochabamba, in Bolivia – il paese più povero del Sudamerica – per girare un film revisionista sulla conquista del Nuovo Mondo, che vuole raccontare il trattamento disumano degli indigeni nel XV secolo, nonostante il basso capitale d'investimento. Durante le riprese, a Cochabamba i contadini si rivoltano contro le multinazionali che vogliono privatizzare l'acqua; ma ben presto la rivolta degenera, portando all'arrivo delle forze armate e trasformando la città in un fronte di guerra. Terminare il film diviene così un atto di coraggio per i membri della troupe e gli attori.

SEED: THE UNTOLD STORY, Taggart Siegel & Jon Betz, 2016

Il documentario segue gli appassionati custodi delle sementi che proteggono la nostra eredità alimentare lunga 12.000 anni. Nel secolo scorso, il 94% delle nostre varietà di semi è scomparso, perché le aziende chimiche di biotecnologia controllano la maggior parte dei nostri semi. Agricoltori, scienziati, avvocati ed indigeni combattono quindi una dura battaglia per difendere il futuro del nostro cibo: in una storia stupefacente e stimolante, costoro riattivano una connessione persa alla nostra risorsa più preziosa e rivivono una cultura legata ai semi. A SEED hanno partecipato Vandana Shiva, Jane Goodall, Andrew Kimbrell, Winona Laduke e Raj Patel.

LLÉVATE MIS AMORES, Arturo González Villaseñor, 2014

Una visione intima de Las Patronas, gruppo di donne del villaggio di La Patrona, nel Messico centrale, che dal 1995 ogni giorno preparano bottiglie d'acqua e pacchi di cibo e li distribuiscono alle migliaia di clandestini che viaggiano su “la bestia” – il treno merci che li porta verso gli Stati Uniti. Mentre la telecamera riprende la preparazione e la distribuzione del cibo, queste donne parlano di ciò le motiva. Il documentario così traccia la frontiera tra la vita che i migranti sono costretti a condurre e quella che hanno scelto: un sorprendente esempio di amore e solidarietà che contrasta con la violenza di uno dei passaggi più crudeli del mondo per i migranti irregolari.

ELDORADO, Markus Imhoof, 2018

Il film è incentrato sulla negazione del diritto d'asilo a rifugiati e migranti odierni: le difficoltà incontrate dai richiedenti asilo nell'Europa odierna sono raramente mitigate dalla consapevolezza che il fenomeno dei rifugiati caratterizza l'intera storia umana – giacché solo pochi decenni fa costrinse molti europei a fuggire da guerre e dittature. Eldorado è un diario di viaggio da una costa all'altra del Mediterraneo, nei luoghi coperti dalle metalline dorate (a cui allude il titolo del film) che luccicano addosso ai sopravvissuti recuperati in mare; un atto d'accusa che si trasforma in un invito all'etica dell'accoglienza, che leggi presenti osteggiano apertamente.

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